venerdì , 14 dicembre 2018
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Grandi medici ai tempi dei Faraoni

In questi giorni, al numero 63 di via Mameli a Casale Monferrato, è in corso una mostra: “Ur Sunu: grandi dottori dell’antico Egitto”. Rimarrà aperta al pubblico fino al 21 dicembre.

Ho avuto la possibilità di visitarla, ma per orientarmi tra splendidi vasi, sculture bellissime e corpi mummificati è stata indispensabile la guida della curatrice, dr. Sabina Malgora, che mi ha accompagnato lungo il percorso delle tre sale di Palazzo Sannazzaro, dove sono ospitati i reperti, custoditi in grossi contenitori di vetro antiproiettile ed antisfondamento studiati per l’occasione dagli architetti Michelangelo Lupo ed Imerio Palumbo: ogni oggetto è visibile da più angolazioni ad una distanza piuttosto ravvicinata.

La ricca documentazione fornita da testi, pitture, incisioni, statue e statuette ci permette di ricostruire la figura del medico attraverso la millenaria storia dell’Egitto, di definire la scala gerarchica della sua professione, le specializzazioni e di recuperare la memoria di alcune figure di medici che hanno svolto la loro attività nella valle del Nilo”, racconta la dr. Malgora.

Gli antichi egizi eccellevano nello studio e nella pratica della medicina: c’erano degli specialisti per ogni parte del corpo, le loro conoscenze anatomiche erano molto avanzate, così come le loro capacità in campo chirurgico ed all’interno di questa professione esistevano delle gerarchie. Godevano, inoltre, di fama internazionale: viaggiavano nei paesi vicini, per andare a sopperire alle mancanze dei dottori locali. Sono stati ritrovati anche dei papiri su cui è impresso una sorta di codice etico, che doveva essere rigorosamente rispettato dai medici e questo ci fa comprendere quanto fosse avanzata in quella società la codificazione della dottrina medica.

Le specializzazioni più comuni erano quelle del dentista e dell’oculista.

Gli antichi egizi erano soliti truccarsi il contorno degli occhi con una linea scura. Non si trattava solo di una questione estetica, gli oftalmologi dell’epoca conoscevano il tracoma, una malattia della vista molto diffusa tra la popolazione. Non erano in grado di curarla, ma sapevano come prevenirla, cospargendo il contorno degli occhi con una sostanza a base di galena e malachite, che sono disinfettanti naturali. In mostra a Casale sono esposti dei vasetti, risalenti al Medio Regno e provenienti dalla collezione del Museo Camillo Leone di Vercelli, che servivano a contenere il kohl, la pasta utilizzata per truccare gli occhi.

La statua in basalto proveniente dai Musei Vaticani raffigura il capo dei dentisti reali, un Ur Sunu (Grande Medico): un professionista che aveva raggiunto un grado elevato nella scala gerarchica. Alcuni reperti organici esposti nelle vetrine (teste mummificate, ossa della mandibola e teschi) mostrano la larga diffusione dei problemi ai denti.

Se la prima sala dell’esposizione è dedicata alla medicina, ai dottori, alle loro specializzazioni, agli strumenti necessari per praticarla ed agli oggetti che servivano a contenere i farmaci, il secondo locale è dedicato alla maternità, ai pericoli che si correvano a partorire in quell’epoca ed alle divinità a cui ci si votava. Uno spazio è riservato anche alla magia. Quando non si comprendeva la causa di una malattia, si pensava fosse dovuta ad un demone. L’ultimo ambiente è dedicato all’insuccesso della medicina: la morte. Qui è esposto il sarcofago di Ankhpakhered con accanto la mummia. Sono, inoltre, presenti degli splendidi vasi canopi di alabastro provenienti dalla collezione del Metropolitan Museum of Art di New York.

Il catalogo della mostra è interessante, completo e presenta, in appendice, un fantastico dizionario che riporta il significato di parecchi geroglifici.

In collaborazione con il mensile Nella Nebbia. (www.nellanebbia.it)

Un commento

  1. Buongiorno, Le scrivo in merito all’articolo che leggo, inviato dal Sign. Michele Trecate. Mi sembra di aver capito che la mostra Le sia piaciuta e ne sono felice ma vorrei precisare per evitare incomprensioni che, quei grossi contenitori di vetro antiproiettile e antisfondamento si chiamano vetrine.

    Grazie

    Imerio Palumbo

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