lunedì , 23 ottobre 2017
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Quinto Vibio Crispo: un uomo da trecento milioni di sesterzi

Di Quinto Vibio Crispo ce ne parla Tacito nella sua opera Dialogus de oratoribus, un testo dedicato all’arte della retorica. Tacito attribuisce l’enorme successo conseguito da Vibio Crispo alla sua grande eloquenza. Un successo che lo rese famoso in “tutto il mondo”, a tal punto, che il suo nome era noto nelle più “lontane parti della terra”, tanto quanto lo era nella sua città natale: Vercelli.

Iscrizione probabilmente dedicata a Quinto Vibio Crispo, conservata presso il Museo Leone

(Tacito, De Orat., 8) «Oserei sostenere che questo Eprio Marcello, di cui ho appena parlato, e Crispo Vibio (preferisco in effetti ricorrere a esempi moderni e di fresca data che a quelli del passato e dimenticati) godono nelle più lontane parti della terra di una notorietà non minore che a Capua o a Vercelli, dove si dice che siano nati. E questa notorietà non si deve ai duecento milioni di sesterzi dell’uno o ai trecento dell’altro, benché appaia credibile che siano giunti a tanta ricchezza grazie all’eloquenza, bensì proprio alla loro eloquenza. In effetti, l’essenza divina e il potere soprannaturale della parola ci hanno, in tutte le età, fornito molti esempi della fortuna a cui possono elevarsi gli uomini con la forza dell’ingegno; ma gli esempi ora citati sono vicinissimi a noi, e li possiamo conoscere non per averne sentito parlare, ma perché li abbiamo sotto gli occhi. Quanto è più bassa e spregiata la loro origine e quanto più sono notorie la povertà e le ristrettezze che li hanno circondati sul nascere, tanto più costituiscono un esempio di luminosa evidenza, valido a dimostrare i vantaggi pratici offerti dall’eloquenza del vero oratore.
Perché, senza la raccomandazione dei natali, senza il solido sostegno della ricchezza, senza una moralità ineccepibile, entrambi, e uno dei due spregiato anche per il fisico, da molti anni sono ormai i più potenti

Quinto Vibio Crispo viene quindi descritto da Tacito come un uomo di umili origini, molto intelliegente e dotato di grande eloquenza. Grazie a queste qualità seppe procacciarsi gloria e ricchezza nella Roma degli imperatori. Fu Senatore, Console «suffectus» sotto Nerone, Curatore delle acque dal 68 al 71 d.C. e proconsole in Africa nel 71. Secondo quanto ci racconta Plinio il Vecchio nel suo Naturalis Historia (Plinio, Nat.Hist., XIX), fu anche amico di Vespasiano e di Domiziano.

Secondo quanto ci racconta Giovenale nelle sue Satire, Quinto Vibio Crispo morì ad oltre 80 anni.

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